<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://paoloianni.spaces.live.com/mmm2008-07-24_12.50/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2fpaoloianni.spaces.live.com%2fcategory%2fRacconti%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>Paolo's space: Racconti</title><description /><link>http://PaoloIanni.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catRacconti</link><language>en-US</language><pubDate>Wed, 20 Aug 2008 19:48:24 GMT</pubDate><lastBuildDate>Wed, 20 Aug 2008 19:48:24 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://PaoloIanni.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>-4175239872108369561</live:id><live:alias>PaoloIanni</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>Capitolo 2</title><link>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!5594.entry</link><description>&lt;p align=justify&gt;&lt;font face="Comic Sans MS" size=3&gt;Due giorni dopo il fatidico incontro Massimo si svegliò nervoso.&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Quel martedì di quasi metà dicembre iniziò davvero male. A causare il suo malumore fu un risveglio improvviso, colpa del telefonino che aveva lasciato acceso la sera prima. Con gli occhi ancora chiusi andò alla ricerca dell’aggeggio infernale sul comodino e quando lo trovò lo scaraventò a terra con rabbia maledicendosi per la distrazione avuta la sera prima. Anche se ormai sveglio, continuò a girarsi e a rigirarsi nel letto per un altro quarto d’ora, ma ormai il sonno era stato interrotto e si alzò dal letto trascinandosi stancamente fin nel soggiorno dove davanti la tv fumò la prima sigaretta della giornata. Quella sigaretta lo calmò e la doccia fatta immediatamente dopo lo rimise perfettamente in sesto. Indossò un paio di jeans, una camicia e il suo maglione preferito e uscì per i soliti acquisti quotidiani: il giornale e le sigarette. Tornò a casa quasi subito e seduto alla scrivania diede una rapida occhiata al giornale, riservandosi una lettura più attenta per un altro momento della giornata. Nello scorrere velocemente i titoli la sua attenzione si soffermò su un fatto di cronaca: un facoltoso uomo romano era stato assassinato. Lesse l’articolo e quasi gli prese un colpo quando scoprì il nome della vittima. Si trattava di Marco Silvestri, uno dei suoi amici più cari.La notizia della morte del suo amico lo lasciò senza parole e all’improvviso sentì il sangue gelarsi nelle vene. Si lasciò cadere con le spalle sullo schienale e con un gesto che era diventato nel tempo automatico accese un’altra sigaretta. La scena che si presentò agli occhi degli inquirenti era raccapricciante. Il corpo senza vita di Marco Silvestri giaceva nudo nel letto, col petto interamente squarciato e ricoperto di sangue. A fare la macabra scoperta fu la governante di casa Silvestri che, puntuale come tutte le mattine, alle otto varcava la soglia di casa per prendere servizio. L’anziana governate Rita Berti, conosceva le abitudine di Marco. Sapeva che era solito svegliarsi presto al mattino anche se la sera prima aveva tirato tardi in compagnia di una donna o dei suoi amici. Era uno stakanovista Marco e tutte le mattine alle otto e mezzo usciva di casa per andare al suo studio di consulenza. Era un grande professionista oltre che una persona brillante, molto preparato e con grande intuito e grazie alla sua abilità nell’investire in borsa, aveva fatto lievitare diversi capitali, fra i quali anche quello di Massimo. Ma nonostante fosse una persona eccezionale ed un grande amico, molti aspetti della sua vita era avvolti nel mistero, così come alcune sue frequentazioni. Come tutte le mattine, esclusi i sabati e le domeniche, anche quella mattina la signora Berti varcò la soglia di casa alle sette e mezzo. Appena dentro si diresse verso la cucina, dove dopo aver poggiato le buste della spesa, mise su un buon caffè. Versato il caffè nella solita tazzina, andò verso la camera da letto. Nell’andare attraversò il salone di casa e vide uno strano disordine sui divani. Vi erano sparsi una giacca, una cravatta e una camicia. Capì che la sera precedente Marco era stato in compagnia di una donna. Un bicchiere sporco di rossetto e dei mozziconi di sigaretta nel posacenere ne attestavano la presenza. Con fare tranquillo raccolse gli indumenti e proseguì verso la camera dal letto. Era sicuro che non vi avrebbe trovato nessuno oltre Marco. Questi infatti aveva l’abitudine di rispedire le sue compagne di letto immediatamente fuori di casa dopo aver trascorso con loro la notte. Gli piaceva dormire da solo, così come desiderava essere svegliato dalla sua governante, che un po’ gli ricordava la figura materna, venuta a mancargli troppo presto nella sua vita. La signora Rita, con passo morbido entrò in camera da letto. La luce filtrava appena nella stanza, giusto quel tanto che bastava a illuminare l’ambiente e mostrare lo strazio subito dal povero corpo. Il silenzio della casa fu squarciato da un urlo di orrore. L’anziana signora per il forte spavento cadde quasi a terra. Sentiva le gambe tremare, ma facendo appello alla sua disperazione, corse verso la porta e chiamò i vicini che visto il cadavere chiamarono la polizia. La notizia della morte di Marco fu un brutto colpo per Massimo che di soppiatto vide aggiungere alla sua vita, il dolore per la scomparsa di una persona che gli era stata molto amica. Infatti dalla sera dell’incontro con quella donna meravigliosa, Massimo si sentiva strano. Barbara, seppure senza clamore, era entrata con violenza nella sua vita. Da quel sabato sera Max non riusciva a smettere di pensarla. Era diventata il suo pensiero fisso, la sua dolce ossessione, come le piaceva chiamarla. La sentiva con lui in qualsiasi momento: la pensava mentre mangiava, mentre si trovava sul divano a guardare la tv e quando si vestiva si chiedeva se gli abiti che stava per indossare le sarebbero piaciuti. Ma l’effetto più strano, che sicuramente Massimo non credeva che Barbara potesse avere su di lui fu che quella donna, come per incanto, diventò la sua musa ispiratrice. Quando si trovava davanti al pc a scrivere gli capitava di fermarsi a pensarla e di domandarsi se quella che aveva incontrato fosse quella che per Dante era stata un tempo Beatrice. Si rispondeva dicendosi di si accompagnando poi quella risposta con un sorriso beffardo.Per molte sere dopo la morte del suo amico, Massimo andò nello stesso bar di via Condotti. Voleva distrarsi, voleva mettere da parte tutto quello che di brutto era successo e anche se non era sicuro di incontrarla, desiderava ardentemente vedere Barbara che qualche sera prima l’aveva lasciato lì senza dirgli altro che un semplice ciao. Non la incontrò mai in tutte quelle sere e quando sentiva che non l’avrebbe più vista, lei, quasi come un angelo, si materializzò davanti ai suoi occhi. Era l’ora dell’aperitivo e Massimo se ne stava seduto al solito sgabello a bere. Giocherellava con il telefonino alternando qualche sorso dal bicchiere a qualche telefonata. Aveva appena vuotato il bicchiere e stava per alzarsi quando girandosi verso l’uscita, Barbara apparve ai suoi occhi. Era bella come la sera del primo incontro, anzi di più. Massimo incrociò più volte il suo sguardo senza accennarle né un saluto e né un sorriso. Lei, con il suo passo sinuoso ed elegante, si avvicinò e quando fu vicina gli sorrise per salutarlo. Lui la fissò negli occhi senza proferir parola o fare alcun gesto e lei guardandolo disse con la sua voce calda e ammaliante: &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Ciao. Ciao&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; fu la risposta secca e fredda di Massimo. Barbara aggrottò un attimo il viso in un’espressione di meraviglia. Fu sorpresa di tanta freddezza e disse con tono ironico: &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Che freddo ! Si, fa molto freddo fuori&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; rispose ancora una volta Massimo facendo finta di non capire. Barbara non disse altro. Solo si sedette e ordinò da bere. Poi, dopo che il succo di frutta le fu servito, disse: &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;C’è qualcosa che non va ?&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; Massimo, che un momento prima fissava il bicchiere vuoto che teneva fra le mani, alzò gli occhi e li incrociò con quelli nerissimi di Barbara. Lo sguardo intenso e diretto di lei sembrò sciogliere qualsiasi malumore e Massimo rompendo il silenzio disse: &lt;i&gt;Sono solo stanco e triste. &lt;font color="#ff0000"&gt;Stai passando ancora notti insonni pensando a lei ?&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; chiese Barbara. &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;No. Da quando ci siamo visti l’altra sera, non la penso più. Sono stanco perché ho ripreso a scrivere e passo ore davanti al computer. E perché sei triste ?&lt;/font&gt; &lt;/i&gt;Prima di rispondere Massimo tirò un sospiro e disse: &lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;em&gt;è&lt;/em&gt; &lt;/font&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;morto un mio amico, Mi dispiace Anche a me, soprattutto se penso che è stato ammazzato come un cane. Ma non voglio pensarci, almeno per stasera&lt;/font&gt; &lt;/i&gt;L’espressione del viso di Barbara rimase imperturbata a quelle parole. Un pezzo di ghiaccio. Non mostrò il minimo segno di emozione o sconvolgimento. Massimo non ci fece caso. Disse semplicemente:&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;i&gt;ti va di cenare con me ? &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Non sarebbe una cattiva idea. Dove mi porti ? Beh, questa è una sorpresa, ma sappi che è il locale più esclusivo di tutta Roma&lt;/i&gt;.&lt;/font&gt; Il locale esclusivo di Massimo era la sua casa. Abitava in uno splendido attico a piazza Navona. Apparteneva alla sua famiglia da generazioni e l’aveva interamente ristrutturato poco prima di partire per l’America. Appena vi entrò Barbara rimase colpita dall’eleganza dell’arredamento. Massimo aveva passato un sacco di tempo a scegliere e a curare ogni piccolo particolare di quella casa. Ne andava fiero e orgoglioso. &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Complimenti, hai davvero una bella casa Grazie. Sei una delle poche persone che l’hanno apprezzata. Ha uno stile molto particolare, molto british direi E’ vero, ho cercato di ispirarmi a quello stile&lt;/font&gt; &lt;/i&gt;rispose lui. Barbara sorrise e poi si accomodò sul divano davanti al caminetto. Massimo dopo aver servito l’aperitivo, indossò il suo grembiule da cuoco e iniziò ad armeggiare tra i fornelli. In poco tempo preparò degli spaghetti ai porcini, seguiti da delle scaloppine e da una bottiglia del suo vino preferito, un vino che andava a comprare da un contadino. Mangiarono seduti davanti al camino. A Barbara non andava di cenare seduta al tavolo. Aveva voglia di stare davanti al camino, con la sole luce che veniva dal fuoco a rischiarare i loro volti. Mangiarono di gusto e appena finito i due si concessero il rito del caffè e della sigaretta. Mentre Massimo preparava il caffè, Barbara si distese sul divano ascoltando uno dei tanti cd vicino lo stereo. Nell’aria risuonava la voce di Mina.Massimo si sedette a terra e fissando la fiamma che ardeva fumò silenzioso la sua sigaretta. &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Perché sei così silenzioso ? Stavo pensando A cosa ? A come sto bene con te in questo momento Dici davvero ? Si, era da parecchio che non mi sentivo così. Poi tu sei così bella, affascinante, misteriosa……&lt;/font&gt;Nessuno mi ha mai detto queste cose&lt;/i&gt;Massimo, dopo quelle parole, si girò verso la sua compagna e sorrise. Lei lo guardò negli occhi, capendo le sue intenzioni. I loro volti si avvicinarono e senza dir niente le loro labbra si unirono in bacio. Quel tenero bacio fu seguito da attimi di imbarazzo. I due si guardarono a lungo negli occhi stringendosi la mano fin quando Max non ruppe quel silenzio dicendo: &lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;i&gt;Scusami, sarò stato il vino che mi ha&lt;/i&gt;……Barbara sorrise e gli passò una mano fra i capelli e Max aggiunse poi: &lt;/font&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;mi sento strano, come se stessi rinascendo. Tutto questo mi sembra un sogno e forse ancora lo è E hai paura di svegliarti ? Si, perché vorrei tanto che tutto questo non finisse mai Barbara gli diede un pizzicotto sulla guancia e poi disse: Non è un sogno dormiglione ! Sono qui con te E ci resterai ?&lt;/font&gt; &lt;/i&gt;Sorrise e rispose dicendo: &lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;i&gt;Come corri &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Non sto correndo, il fatto è che……&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;Buttò la sigaretta nel camino Massimo e Barbara curiosa di quello che stava per dirle fece: &lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Che ? Che mi mandi in tilt. Questo è uno di quei momenti che ho sempre sognato, starmene seduto davanti ad un bel fuoco in compagnia di una donna unica e speciale come te, parlare sotto voce e scambiarsi qualche bacio&lt;/font&gt; &lt;/i&gt;A quelle parole Barbara rispose regalandogli semplicemente un sorriso. Gli accarezzò ancora una volta i capelli e lo baciò. Questa volta però i loro baci divennero più intensi, più passionali. Le loro labbra si accarezzavano sempre con più passione e i loro corpi presero a cercarsi famelici. Barbara si sedette accanto a Massimo davanti al fuoco. Si abbracciarono come prima non avevano mai fatto e le loro labbra sembravano annunciare silenziose la passione e l'amore che da lì a poco sarebbero bruciati. Massimo abbracciava forte la sua donna mentre le mani accarezzavano il suo corpo con una passione che non aveva mai sentito così forte. Barbara faceva la stessa cosa, accarezzandolo ovunque e regalandogli emozioni indescrivibili. Dopo un altro bacio sulle labbra si sono stesi davanti al fuoco. Ma la passione che ardeva fra i due era violenta come una tempesta in mezzo al mare. Massimo come preso da una smania di possessione iniziò a baciarle tutto il corpo. Il profumo della sua pelle lo inebriava e faceva crescere il suo desiderio. Le mordicchiava il collo, e poi lento lo baciava continuando le sue carezze verso il seno. Prese a giocare con i capezzoli, accarezzandoli, succhiandoli, mordicchiandoli. E nel mentre sentiva le mani di lei che affondavano nei suoi capelli e che lo spingevano su di lei. Ma Massimo avevo voglia di lei, del suo corpo, del suo profumo e del suo sapore di donna e veloce, dopo averle accarezzato l’ombelico, si tuffò con la bocca fra le sue gambe. Il suo profumo lo faceva morire, ma la sua bocca aveva voglia di sentire il suo dolcissimo sapore. Le sue mani lo accarezzavano sempre di più e sentiva i tuoi sospiri diventare sempre più affannati ed intensi. La accarezzò con la lingua fino a partarla al piacere assoluto. Barbara ansimava e dopo quegli attimi di piacere intenso sorrise. Massimo la fissò con uno sguardo malizioso e accennò un sorriso anche lui. Poi lei, lo abbracciò e iniziò a baciarlo chiedendogli di diventare una cosa sola con il suo corpo. I loro sguardi si incrociavano mentre Barbara lo avvinghiava tra le sue gambe mentre le mani affondavano nella schiena di lui. Il piacere giunse violento e intenso anche per Max e a quel momento seguirono dei sorrisi come dire complici. Si guardarono fissi negli occhi e dopo un sorriso e un altro bacio e poi un altro e poi un altro ancora iniziarono a sussurrarsi qualche parola, coccolandosi e giocando ad accarezzarsi il viso con le dita fin quando si addormentarono nudi l’uno abbracciato all’altra. &lt;/font&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;font face="Comic Sans MS" size=3&gt;&lt;/font&gt;  
&lt;p align=justify&gt;&lt;font face="Comic Sans MS" size=3&gt;Per chi volesse leggerlo a questo link c'è il primo capitolo: &lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://paoloianni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry"&gt;http://paoloianni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry&lt;/a&gt;&lt;/u&gt; 
&lt;p align=justify&gt;&lt;font face="Comic Sans MS" size=3&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-4175239872108369561&amp;page=RSS%3a+Capitolo+2&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=paoloianni.spaces.live.com&amp;amp;GT1=PaoloIanni"&gt;</description><comments>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!5594.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!5594.entry</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2008 21:45:03 GMT</pubDate><slash:comments>14</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://PaoloIanni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!5594/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!5594.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-03-05T17:21:38Z</dcterms:modified></item><item><title>Capitolo 1</title><link>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt 30.75pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;tab-stops:list 30.75pt"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;font color="#ffffff"&gt;   &lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Il silenzio della stanza era rotto dal ticchettio delle dita sulla tastiera e dalla radio che suonava una vecchia canzone. Seduto dietro l’immensa scrivania, Massimo lavorava al suo libro. Teneva fra le labbra la solita sigaretta nonostante mille volte si era ripromesso di smettere di fumare. Diceva che il fumo lo aiutava a distendersi e ad avere l’ispirazione. Ma nonostante fosse alla quindicesima Marlboro della giornata né si sentiva disteso e né si sentiva ispirato. Il suo libro quel giorno non crebbe nemmeno di una riga. Stava attraversando un periodo molto negativo: era in piena crisi creativa e con una storia d’amore, l’ennesima, finita male e del cui ricordo non riusciva a liberarsi. Lo sguardo era fisso sul monitor, quasi perso nel vuoto, mentre il fumo della sigaretta saliva dalla sua mano destra creando delle forme strane sotto la luce della lampada. Fece l’ultimo tiro e sbuffato il fumo con un gesto a metà tra il nervoso e il seccato, si alzò dalla poltrona e si diresse verso la finestra. Piazza Navona sotto i suoi occhi era semideserta ma lenta stava tornando a brulicare di persone. Aveva smesso di piovere da poco. La pioggia cadde intermittente su Roma durante tutta la giornata e aveva avuto un effetto tonificante, perché sebbene fosse dicembre, si erano avute giornate con un caldo vento di scirocco. Dopo un’occhiata sulla piazza, Massimo si verso da bere e si sedette sul divano iniziando a guardarsi intorno e pensando al da farsi. Con gli occhi scorreva velocemente tutto ciò che lo circondava e all’improvviso il suo sguardo assunse&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un piglio strano. Era un misto di soddisfazione e noia. Osservava tutto e sorrideva. Un sorriso, il suo, per compiacersi di quello che aveva intorno e di quello che era riuscito a realizzare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nonostante la giovane età. L’unico rammarico era che nonostante a trentacinque anni avesse tutto quello che di materiale qualsiasi uomo possa desiderare, fama, soldi e bellezza, non aveva ancora la cosa, che a suo dire, completava la vita di un uomo: l’amore di una donna. Aveva sempre vissuto delle storie straordinariamente intense e coinvolgenti, ma per un motivo o un altro, tutte finivano sempre e tutte puntualmente male. Diceva, forse per consolarsi, che aveva una qualche maledizione che non riusciva a scrollarsi di dosso. Una mezza verità che, spesso, come tutte le mezze verità, sono bugie intere. Molte delle sue storie erano finite per colpa sua e per via del suo carattere particolare. Massimo, semplicemente Max per gli amici, era una sorta di moderno bohemien, uno al quale piaceva vivere la vita in modo intenso e sregolato, una vita fatta di lussi, vizi e stravizi. A questa sua filosofia erano da aggiungersi la sua congenita lunaticità e l’altrettanto congenità impulsività. Cambiava umore facilmente e se un giorno poteva essere la persona più piacevole di questo mondo, il giorno dopo era capace di diventare il nemico peggiore che si possa immaginare. Altrettanto facilmente perdeva le staffe, e questa sua eccessiva impulsività e mancanza di autocontrollo, alcune volte lo avevano messo nei guai. Lui invece si definiva come una persona afflitta da quella che gli esperti chiamano la sindrome di Peter Pan, la voglia di rimanere bambini. Aveva alcuni atteggiamenti davvero infantili, era capriccioso e testardo e tutte quelle volte che si trovava davanti allo specchio, diceva che era arrivata l’ora di crescere e di mettere la testa apposto. Finì di bere il suo whisky e accesa l’ennesima sigaretta uscì di casa senza preoccuparsi di spegnere la luce, il pc o lo stereo. Lasciò tutto come era, prese solo la giacca di pelle, le chiavi e le sigarette. Era nervoso, stanco e stressato e sentiva che l’unico modo per allentare un po’ di tensione era quello di fare una passeggiata per il centro e di bere qualcosa. Tagliò piazza Navona per dirigersi su via del Corso. Che bella era Roma durante il periodo natalizio. Se Massimo per tutto l’anno la odiava, quando veniva Natale ne diventava il primo amante. La città eterna gli trasmetteva&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;qualcosa di magico che gli entrava fin dentro prendendo la sua anima e il suo cuore. Fece una mezza vasca a via del Corso e dopo decise di andare a bere qualcosa al suo solito bar a via Condotti, il bar che da tempo ormai aveva eletto a suo ufficio-rifugio, dove gli piaceva avere i suoi incontri di lavoro e dove gli piaceva passare i suoi momenti di solitudine a scrivere. Appena dentro si fermò a parlare con alcuni conoscenti ma la sua attenzione fu immediatamente attratta da una elegante donna vestita di nero. Si scambiarono rapide occhiate che continuarono fino al momento in cui Massimo si congedò dai suoi interlocutori, andando poi a sedersi al suo solito sgabello. Ordinò il solito gin e cointreau e nell’attesa che il drink gli fosse servito iniziò a giocherellare col telefonino. Bevve un sorso dal bicchiere e accese un’altra sigaretta. Stava per portare il bicchiere nuovamente alla bocca quando una voce vicino disse: &lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Mi fai accendere ?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; Massimo si girò verso la voce che aveva sentito. Era lei, la donna meravigliosa che appena entrato aveva attirato il suo sguardo. Le accese la sigaretta e lei dopo aver guardato quello che lui stava bevendo disse ancora:&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Non affogare i tuoi dispiaceri nell’alcol. Hanno imparato a nuotare, sai ?&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Massimo sorrise e disse:&lt;/font&gt; &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Questa l’avevo già sentita, ma fa sempre piacere&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt;. &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Ci furono attimi di silenzio durante i quali i due si guardarono negli occhi. Poi Massimo &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;disse:&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Mi farebbe piacere se ti sedessi con me&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; .&lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Lei sorrise e si sedette. Appena seduta fece un tiro dalla sigaretta. La guardava con uno sguardo strano. Quella donna, per quanto bella, sensuale e intrigante, sembrava lo stereotipo di quella donna che Massimo amava chiamare &lt;i style=""&gt;l’affare di una sera. &lt;/i&gt;Era bella, molto bella. Aveva degli splendidi capelli neri che cadevano morbidi sulle spalle e che facevano da contorno ad un viso perfetto sul quale erano incastonati, come smeraldi, due bellissimi occhi verdi. L’incarnato del viso era di un rosa pallido e sembrava richiamare alla memoria una delle splendide madonne di raffaellesca fattura. La bocca sembrava disegnata dalla mano di un’abile pittore. Era piccola, a cuore, voluttuosa ma non volgare caratterizzata da due labbra rosa e carnose che nascondevano dei denti bianchi e perfetti che regalavano alla vista un sorriso incantevole. Massimo guardandola sentiva il cuore battergli all’impazzata. Gli succedeva sistematicamente ogni volta che si sentiva attirato da una donna. Da buon giocatore di poker quale era, cercava di celare l’emozione e l’agitazione che quella donna gli provocava, ma il suo viso, i suoi gesti lo tradivano, mostrando chiaramente quello che sentiva. Lei se ne accorse e con fare suadente chiese: &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Che hai, ti vedo nervoso?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Massimo la guardò e poi fece un tiro dalla sigaretta. Sembrava un ragazzino alla prima cotta. Dopo aver sbuffato il fumo disse:&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Niente&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Passarono altri istanti di silenzio che furono rotti dalla voce sensuale della donna. &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Io sono Barbara. Tu ?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Massimo, ma gli amici mi chiamano Max. Max ! E perché ? &lt;i style=""&gt;Ho vissuto per un po’ di tempo in America e mi è rimasto questo &lt;/i&gt;nomignolo E che facevi in America ? &lt;i style=""&gt;Quello che faccio anche qua, lo scrittore&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Allora perché eri in America ? Ho lasciato che l’amore per una donna condizionasse la mia vita. Ed è per lei che sei nervoso ?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;A questa domanda Massimo non rispose subito. Barbara, con le sue domande e la sua curiosità lo stavano innervosendo. Dopo aver bevuto un altro sorso dal bicchiere si girò di scatto verso di lei e disse&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;: &lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Ma &lt;/font&gt;cosa vuoi ?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;A quelle parole Barbara rimase come di sasso. Non osò aprire più bocca. Massimo la guardava senza dir niente. Dopo quel gesto di stizza, le prese la mano e disse fissandola&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;:&lt;/font&gt; &lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Perdonami, non volevo essere scortese. E’ che……Parlare di quella donna ti innervosisce ? Non proprio, mi fa star male&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Da tre mesi Massimo aveva chiuso la sua storia con Kim, una splendida ragazza conosciuta un giorno per caso mentre visitava la Galleria Borghese. Vide quella turista sperduta fra i tesori d’arte della galleria. Con fare cortese le si avvicinò e iniziò a parlarle, offrendosi come suo personale cicerone. La ragazza fu entusiasta di quella proposta e del modo di fare di Massimo e non rifiutò l’offerta. Così un po’ per caso e un po’ per gioco, nacque quella storia, una storia durata due anni e vissuta in modo intenso e totale. Massimo era completamente preso da lei, così preso che quando lei gli chiese di trasferirsi a New York, lui non ci pensò un solo istante e presi armi e bagagli e partì alla volta della grande mela. Ma una mattina di settembre, dopo l’ennesimo litigio, Kim lo mollò, dicendo che non ce la faceva più a sopportare quei repentini cambi d’umore e di atteggiamenti. Nonostante fossero passati quasi tre mesi, il ricordo di Kim era fortemente vivo nel suo cuore. Non riusciva a dimenticarla e pensava continuamente a quella ragazza che lo aveva stregato.Barbara dopo aver ascoltato quella storia chiese con un tono di voce suadente&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;: &lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Non sai che ogni nuvola nasconde dietro di se sempre un bel sole &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color:red"&gt;? &lt;i style=""&gt;Lo so, ma per quanto mi sforzi di trovarlo, questo sole non vuole risplendere nel mio cielo.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Barbara fece uno sguardo ammiccante e disse dopo un sorriso malizioso:&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Magari questo sole è più vicino di quanto tu possa immaginare Dici ? A volte abbiamo le cose davanti agli occhi e non riusciamo a vederle.&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Dette queste parole Barbara spense la sigaretta e bevuto un sorso dal bicchiere di Max andò via. Max, come imbambolato, come improvvisamente rincretinito, la guardava andar via senza dire una sola parola o senza tentare di fermarla. Solo quando fu vicino la porta si alzò dal suo sgabello e la raggiunse. Le prese un braccio e le disse: &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Dove vai ? Vado via. E non ti va di restare con me ? Ho da fare, ma sta tranquillo, ci rivedremo.&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Barbara lo congedò semplicemente con queste parole piene di mistero e di incertezza e svanì poi tra la folla di via Condotti tutta avvolta nel suo elegante cappotto.Max tornò al suo posto, accese un’altra sigaretta e continuò a pensare a lei. Finì di fumare e andò via. Un piano B è sempre importante averlo e Massimo, quella sera lo aveva. Quella sera si incontrò con i suoi amici per la solita partitina a poker. C’erano tutti tranne uno, Marco Silvestri. Appena arrivò a casa di Giorgio, notò la sua assenza. Era sempre il primo ad arrivare. Massimo non vedendolo disse&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;: &lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;E Marco ? Stasera non c’è. Qualche problema ? No, ha detto che aveva una cena di lavoro.&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Quando Giovanni, l’altro compare del poker, come Massimo chiamava i suoi amici del tavolo da gioco, sentì quelle parole disse&lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;: &lt;/font&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Le conosciamo le sue cene. Avrà rimorchiato qualche troia da qualche parte e stasera se la spassa.&lt;/span&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;Ci fu una risata di tutti e dopo il primo giro di whisky si iniziò a giocare.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Quasi a voler tenere fede alla sua striscia negativa, Massimo perse anche quella sera. Dopo l’ultimo bicchiere e l’ennesima sigaretta, Giorgio, uno dei suoi amici gli disse, quasi per consolarlo: &lt;/font&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color:red"&gt;Sfortunato al gioco, fortunato in amore. Si dice così, no ?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;font color="#000000"&gt;  &lt;/font&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;&lt;i style=""&gt;E chi lo sa se è vero&lt;/i&gt;, fu la sua laconica risposta. Rientrato a casa, Max tornò a sedersi alla sua scrivania. Rilesse l’ultimo capitolo che aveva scritto e come preso dal sacro fuoco dell’arte, iniziò a scrivere. I suoi pensieri sembravano un fiume in piena e in pochissimo tempo inondò di parole il foglio virtuale davanti a se ritornando sempre con la mente a Barbara, al suo viso incantevole e alla dolcezza della sua voce.Era l’alba quando, stanco, andò a letto a dormire.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-4175239872108369561&amp;page=RSS%3a+Capitolo+1&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=paoloianni.spaces.live.com&amp;amp;GT1=PaoloIanni"&gt;</description><comments>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry</guid><pubDate>Wed, 23 Jan 2008 21:07:38 GMT</pubDate><slash:comments>45</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://PaoloIanni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!4791/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!4791.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2008-01-27T08:58:10Z</dcterms:modified></item><item><title>Quel sabato pomeriggio</title><link>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3554.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;La noia ci stava uccidendo.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Era un sabato pomeriggio di fine novembre e la mancanza di idee sul da farsi e la voglia irrefrenabile di fare qualcosa, cozzavano nella nostra mente costringendosi, quasi alla stasi e all’apatia più completa.Pensammo di ovviare alla noia facendo un giro in macchina. Camminavamo ascoltando la Starman di David Bowie e mentre il duca bianco ci accompagnava nella nostra uscita, decidemmo di andare a bere qualcosa. Faceva freddo quel sabato pomeriggio e le nuvole in cielo non promettevano niente di buono. Andammo al nostro solito bar e appena dentro ci sedemmo al nostro tavolo, quello stesso tavolo dove un giorno di molto tempo prima avevo dichiarato alla mia donna il mio amore per lei. Non perdemmo tempo nel decidere cosa bere: faceva freddo e qualcosa di caldo sarebbe stato perfetto. Una cioccolata calda per lei e un caffè alla veneziana per me. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;E fu proprio mentre bevevamo che lei mi guardò negli occhi e disse:&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt 36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;font face="Times New Roman"&gt;&lt;font size=3&gt;-&lt;/font&gt;&lt;span style="font:7pt 'Times New Roman'"&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;“ Ho voglia di te “&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Un silenzio complice e degli sguardi maliziosi seguirono quella frase. Finimmo di bere e tornammo subito a casa.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Il fuoco ardeva lento nel camino del salone e io e la mia lei ci sedemmo sul divano. Lei, come faceva sempre quando aveva voglie di coccole, si sedette sulle mie ginocchia poggiando la testa sulla spalla lasciando così che le mie braccia la stringessero a me. Tutto intorno c’era silenzio. Solo i nostri respiri e il crepitio della legna nel fuoco rompevano quella magia. Ci furono delle rapide occhiate e poi, quasi all’improvviso, le nostre labbra si unirono in bacio. Ne seguirono altri e poi altri ancora&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mentre le mie mani accarezzavano la pelle liscia delle sue gambe risalendo piano dalle ginocchia verso l’interno coscia. Mentre le mie mani salivano, sentivo la mia eccitazione crescere e le mani di lei accarezzarmi quasi con violenza la testa, e le sue labbra baciarmi sempre con più passione. Ad un tratto, quelle nostre coccole si interruppero. Lei si alzò e andò a sedersi davanti al fuoco.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Riprendemmo a coccolarci sempre con più passione e le mie dita iniziarono ad accarezzarla sentendone il più intimo calore. Delicatamente iniziai a spogliarla tutta e lo stesso fece lei con me. I nostri corpi adesso erano ancora più uniti e anche le ultime barriere rappresentate dalla biancheria intimi stavano cadendo.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Era bellissima, ma il gioco di luci ed ombre creato dal fuoco del camino esaltava la bellezza del suo corpo, elegante e sensuale come quello di una pantera. Iniziai a baciarla bramosamente dalle labbra, poi al collo e fino ai seni. Stranamente mi fermò. Le piaceva quando le mie labbra la accarezzavano su tutto il corpo e non era normale che mi chiedesse di rinunciare a quello splendore.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ma sicuramente aveva in mente qualcosa. Andò verso lo stereo e mise su il cd con della musica di quelle sulle quali le piaceva fare uno streap tease. Lenta iniziò a spogliarsi al ritmo di quella musica, lanciandomi addosso ogni indumento che lentamente si toglieva.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Finì prima che la musica finisse e avvicinandosi a me, che la guardavo seduto vicino al fuoco, mi disse con un tono di voce secco e autoritario:&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;- “ Fammi tua “&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Mi alzai e mi baciò, mi sorrise mentre con le mani mi slacciava lenta i pantaloni. Sorrise maliziosamente ancora una volta e poi si chinò con la testa, regalando al mio corpo il calore della sua dolce bocca. Sentii come mancarmi il respiro e mentre lei mi coccolava, come le piaceva sempre dire quando mi accarezzava con la bocca, io affondavo le mani nei suoi capelli morbidi e neri. Poi si distese, aspettando che unissi il mio corpo con il suo. Entrai in lei e lei quasi bloccò il suo respiro. Poi le sue gambe mi avvinghiarono e le sue mani presero ad accarezzarmi la schiena. Ci baciavamo come prima non era mai successo, con un passione ed una foga che mai prima avevamo conosciuto. Ci dicevamo parole dolci scambiandoci promesse d’amore.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Il nostro gioco andò avanti per un po’ finchè non fu lei a voler stare su di me regalandomi la bellezza di quel corpo perfetto che si muoveva su di me. Mentre lenta si muoveva, le nostre mani si univano così come i nostri corpi e i nostri cuori. Ad un tratto le afferrai il viso con dolce violenza, lo avvicinai al mio, la baciai e le dissi:&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt 36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;font face="Times New Roman"&gt;&lt;font size=3&gt;-&lt;/font&gt;&lt;span style="font:7pt 'Times New Roman'"&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;“ Ti amo “&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Lei mi guardò, sorrise e rispose:&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt 36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;tab-stops:list 36.0pt"&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;font face="Times New Roman"&gt;&lt;font size=3&gt;-&lt;/font&gt;&lt;span style="font:7pt 'Times New Roman'"&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;“ Mi dispiace, io di più “ &lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Sorridemmo e continuammo fin quando non giunse violento il nostro piacere assoluto. Ci stringemmo forte, fortissimo, fino quasi a soffocarci. Ci scambiammo ancora baci e dolci parole e ci scambiammo ancora una volta i nostri giuramenti d’amore. Ma quel pomeriggio di amore e passione intensi non era ancora finito. &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:'Comic Sans MS'"&gt;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Non avevamo ancora saziato la nostra fame d’amore.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-4175239872108369561&amp;page=RSS%3a+Quel+sabato+pomeriggio&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=paoloianni.spaces.live.com&amp;amp;GT1=PaoloIanni"&gt;</description><comments>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3554.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3554.entry</guid><pubDate>Mon, 05 Nov 2007 14:56:18 GMT</pubDate><slash:comments>10</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://PaoloIanni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!3554/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3554.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-11-05T14:56:18Z</dcterms:modified></item><item><title>L'ultima volta</title><link>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3530.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Comic Sans MS" color="#ff0000" size=4&gt;&lt;strong&gt;Lei era lì davanti allo specchio, appannato dal vapore dell'acqua della vasca da bagno, dalla quale uscivano profumi d'oriente. Il bagno era illuminato da piccole candele colorate che donavano alla pelle un colore acceso e caldo, una pelle umida sulla quale scendevano i capelli ancora intrisi d'acqua. Era agitata e il bagno le era servito a rilassarsi un po', ma non molto. Quella sera era la sera tanto sognata, sospirata da tempo e lei voleva che tutto fosse perfetto. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Si diresse verso la camera da letto, che era stata adibita a talamo, con lenzuola di seta, incensi profumati.. e candele, candele ovunque, quella sera la luce elettrica così impersonale e fredda non doveva esistere. Si vestì con cura curando ogni minimo particolare dalla scarpa, all'orecchino e badò bene a non indossare profumi, sapeva che a lui piaceva sentire solo e unicamente l'odore della sua pelle. Quando il campanello suonò&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il battito del suo cuore divenne così forte da poterlo quasi udire. Aprì la porta e dietro un enorme mazzo di rose bianche comparve lui, bello più che mai. Il tempo non l'aveva cambiato, era rimasto il ragazzino di una volta. Non sapeva che fare e presa da palpabile imbarazzo lo invitò ad entrare, cercando un vaso sperando di coprire, con le rose, il rossore che l'aveva assalita.&lt;br&gt;Riposti i fiori in un vaso di cristallo, lei si girò lo guardò con immenso imbarazzo, non sapeva neanche lei perché, non era la prima volta che s'incontravano eppure quella volta era speciale. Lui le si avvicinò lentamente e il suo viso era diventato serio tutto d'un colpo, i suoi occhi profondi e scuri l'avevano ipnotizzata, lei sapeva che avrebbe fatto ogni cosa che le avrebbe chiesto. Appena le fu davanti l'abbracciò prima teneramente accarezzandole la schiena, che il vestito sapientemente scopriva, con quelle mani calde e sensuali, poi la presa si fece più forte, quasi stritolante, ma lei tra quelle braccia forti e possenti si era sempre sentita al sicuro e protetta.In quell'abbraccio ci rimasero un pò di tempo, non era calcolabile, ma le permise di annusare tutto il profumo di quello che per quella sera sarebbe stato il suo uomo, un profumo inebriante che sapeva di sogni, ma non di speranza, sapeva di quel momento ma non del futuro. Lui la prese in braccio, baciandola delicatamente, e lei sentiva il sapore del tempo,della notte tra quelle labbra sognate e sospirate. L'adagiò delicatamente sul letto, quasi avesse paura di romperla, quasi avesse paura di scalfire quel dono così raro e prezioso. Lui le poso le mani sulle gambe e restò ad ammirare quella perfezione, quel corpo scultoreo la cui bellezza veniva esaltata dal chiarore della luce delle candele. Era la sua venere terrena che come per magia era scesa dall’olimpo per concedersi al lui mortale. Cominciò a baciarla delicatamente e con la stessa delicatezza le tolse il vestito, lentamente e senza mai staccare le labbra da quella pelle che sapeva di vento e di passione. Fecero l'amore come non l'avevano mai fatto, con quella passione e quella purezza che solo un sentimento intenso contraddistingue. Lo fecero per tutta la notte fino a quando la debole luce dell'alba, che entrava furtiva dalla finestra non interruppe il loro sogno, una luce che entrambi avrebbero chiuso fuori dai loro cuori, adorando solo l'oscurità. Lui le scostò i capelli e la baciò sulla guancia solcata da una lacrima. Nel suo cuore lei sapeva, sapeva tante cose mai dette. Si alzarono senza parlare. C'era già il silenzio a dire mille cose taciute dalle labbra, quel silenzio che li aveva accompagnati tutta la notte, non era più un silenzio d'amore ma di malinconia. Lui si rivesti svogliatamente, e lei s'infilo la vestaglia di seta. Appena pronto lei l'accompagno alla porta cercando di trattenere le lacrime che le strozzavano la gola e le toglievano il fiato. Lui accennò un piccolo sorriso, sforzato ma che subito si spense. Si abbracciarono a lungo, si baciarono tra le lacrime e si dissero addio senza proferire parola, sapevano entrambi che quella sarebbe stata l'ultima volta che si vedevano, ma i loro cuori sarebbero rimasti uniti per sempre.&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-4175239872108369561&amp;page=RSS%3a+L'ultima+volta&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=paoloianni.spaces.live.com&amp;amp;GT1=PaoloIanni"&gt;</description><comments>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3530.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3530.entry</guid><pubDate>Fri, 02 Nov 2007 22:28:17 GMT</pubDate><slash:comments>17</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://PaoloIanni.spaces.live.com/blog/cns!C60E91752AEEE967!3530/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://PaoloIanni.spaces.live.com/Blog/cns!C60E91752AEEE967!3530.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-11-02T22:28:17Z</dcterms:modified></item></channel></rss>